Nessuna discriminazione – Thomas De Luca – Consiglio regionale dell'Umbria

Nessuna discriminazione

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“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.” questo recita il primo capoverso dell’art.3 della Costituzione italiana. Questo principio non è soltanto il pilastro fondamentale della nostra civiltà ma è la base della realizzazione individuale e collettiva di ogni cittadino.
La libertà come negazione di ogni forma di discriminazione, la cui piena realizzazione avviene attraverso la massima estensione dei diritti, l’inclusione e la pari dignità.

È proprio nel “senza distinzione”, senza necessità di ulteriore declinazione, oltre le differenze e la diversità, che è possibile individuare il centro dell’essere comunità: la persona nella sua inviolabilità.

Eradicare la cultura della violenza e della prevaricazione non è un obiettivo possibile attraverso un mero esercizio di “cancel culture”. Cambiare tale paradigma vuol dire costruire un vocabolario delle differenze, educare alla libertà, all’accettazione di se stessi e dell’altro. Nel linguaggio ma soprattutto nel pensiero.

Siamo un paese in cui ancora oggi c’è un profonda disparità salariale tra uomo e donna, che si manifesta che con una preclusione a ruoli apicali e di responsabilità verso le donne. Dove l’omosessualità continua ad essere un tabù per cui è necessario fare “outing”, che deve essere “accettata”. Soprattutto un paese dove sono ancora all’ordine del giorno omicidi, violenze e stupri in cui le vittime di soprusi diventano responsabili.

Alle persone con disabilità sono ancora negati diritti fondamentali inalienabili che comprimono il pieno sviluppo della persona e la sua partecipazione alla vita democratica. In gran parte dei comuni italiani è impensabile pensare di avere accesso alla carica di consigliere comunale se si hanno disabilità sensoriali. In Umbria ancora oggi è strutturalmente negato il diritto alla vita indipendente, alla realizzazione di un progetto di vita individualizzato che riesca a soddisfare bisogni, desideri e aspirazioni della persona.
I titolari dei diritti sono sistematicamente esclusi dalle decisioni che li riguardano, non c’è alcuna valutazione delle politiche e misurazione della soddisfazione in merito ai servizi. La scelta è garantita solo a chi ha la facoltà economica di poterlo fare.

Accessibilità è anche un investimento strategico. Esempio tra tutti il settore del turismo dove un’offerta in grado di accogliere attraverso infrastrutture e servizi accessibili può fare la differenza sostanziale.

Chi ad oggi è il primo ad essere discriminato sono i bambini, costretti a vivere in spazi urbani costruiti intorno al prototipo di un uomo normodotato ed economicamente facoltoso, dove persino i livelli di tollerabilità dell’inquinamento atmosferico non considerano la loro esistenza.

Ogni misura legislativa, ogni azione politica deve avere un criterio “discriminazione zero” volto a considerare gli scenari di applicazione e rimuovere sin dalla fase progettuale tutti i possibili ostacoli alla sua piena accessibilità, promuovendo invece l’inclusione attiva. Rimuovendo gli ostacoli che impediscono la fruibilità adattandosi quindi alle differenze. Una strategia “negativa” che intervenga quindi nell’inserimento di una progettazione universale degli spazi urbani, dei servizi e delle misure sociali, delle politiche economiche, culturali e dell’informazione e una strategia “positiva” volta a contrastare direttamente la discriminazione insita all’interno della nostra società.

Ognuno di noi è una vittima potenziale di discriminazione, per questo contrastarla non è solo un dovere ma un dono che facciamo a noi stessi.

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